SAGGI o IGNAVI?

gennaio 17, 2015 in ARTICOLI

Dante_Alighieri_1Spesso (troppo spesso) si suppone che ad una saggia posizione d’equilibrio corrisponda una limitata esposizione di se stessi. Una grande prudenza nel mettere in gioco il proprio punto di vista o la propria azione. Spesso (troppo spesso) si confonde l’essere saggi con il farsi, silentemente e inattivamente, i fatti propri.

Dante Alighieri, che nel suo poema non destinò a se un posto in paradiso, chiamava “ignavi” chi si portava in tal modo, facendoli oggetto di tanto disprezzo da non ritenerli degni nemmeno dell’inferno. Perfino gli stessi dannati infernali, essendo gli ignavi “a Dio spiacenti e a’ nemici sui”, non desiderano mischiarsi alle “anime triste di coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”.

Tra gli odierni “ignavi” ci sono anche quei conservatori borghesi, supposti di aria più progressista, spesso cultori di filosofie e religioni orientali. Purtroppo paiono conoscere e attuare molto superficialmente, malamente, tali filosofie, travisandole per lo più per filosofie dell’immobilità, dell’inazione, e dell’accentramento su se stessi.

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