25 APRILE 2015 ?

aprile 25, 2015 in ARTICOLI

Pasolini LiberazioneIl 25 aprile 1945 l’Italia si libera. Purtroppo quella libertà sarà vera ed autentica solo per alcuni anni, poi subito è ricominciato il lavoro di ricostituzione di mille catene e di attacco alla stessa Costituzione. Dapprima ignorandola, disattendendola in ogni modo possibile. Poi nella così detta “seconda repubblica” siamo arrivati addirittura alle picconate, agli attacchi, alle demolizioni plateali, che perdurano fino ad oggi. Oggi che non si capisce nemmeno più in che edizione della vita repubblicana ci troviamo. Il 25 aprile del 1945 l’Italia era libera, ma nel 2015?

Oggi viviamo nella Repubblica Italiana che ha isolato o massacrato ogni nuovo partigiano, che nel corso della vita repubblicana, si è apprestato a portarle soccorso. Penso a Falcone e Borsellino con le scorte, ma penso anche a Dalla Chiesa, Ambrosoli, Impastato, Aldo Moro, Pasolini, Pio La Torre… aggiungete voi i nomi che mancano insieme a tutte le vittime delle stragi, da Piazza Fontana in poi. Certo le parti deviate degli apparati dello stato! Ma gli italiani, tutti gli altri italiani, cosa hanno fatto per non isolare, per riscattare e seguire quei partigiani!!!???? Come hanno votato? Come hanno partecipato e come partecipano alla propria Repubblica, alla propria Democrazia? Quanto hanno fatto di più e di meglio che prendere e maneggiare un telecomando!!?? Cosa fanno oggi? Per fare quadrato e proteggere gli ultimi baluardi, coloro che combattono chi il potere lo usurpa!!! Parlo ovviamente di Di Matteo, quel giudice che malgrado sia l’attuale punta più avanzata nella lotta alla mafia, e del suo intreccio con le istituzioni della Repubblica, pochi italiani l’hanno sentito nominare o ne ricordano il nome, perché la grande maggioranza degli italiani si informa, ancora e solo, con la televisione. Il che ne fa un popolo indottrinato, non certo informato. Pasolini aveva capito già tutto dell’Italia e degli italiani. Del disastro che sarebbe derivato dalla televisione, quale inevitabile e micidiale strumento in mano al potere. Diceva che neanche il fascismo, era riuscito a lobotomizzarci, ad appiattirci tutti su di uno stesso piano di borghesi vili, quali siamo oggi. A questo ci ha portato la civiltà dei consumi, la televisione, la democrazia falsa e putrescente. Ma il cerchio intorno alle nostre poltrone, disposte davanti agli schermi piatti, si sta man mano restringendo. Le calotte polari si sciolgono, le acque territoriali sono piene di morti, allo stesso modo della memoria e delle fondamenta di questa Repubblica. Morti innocenti, che la Repubblica stessa ha divorato e divora, per quanto istigata e pilotata, ma compiacente, da altre più grandi Repubbliche. E come se non bastasse, è ogni giorno più chiaro che oltre a tutto questo, questa Repubblica si è mangiata anche il nostro futuro. Lo dico perché è vero, ma lo dico con un po’ di riluttanza. Quando si parla di futuro, l’italiano medio, la stragrande maggioranza, pensa subito e solo ai soldi! E questo mi fa un po’ schifo, anche solo per la stupidità del pensiero. Come se fosse possibile divorare ogni minimo senso di giustizia, di verità, di dignità, di decenza e nel contempo mantenere e far progredire rigoglioso il benessere, la gioia, la felicità. “Basta che ci siano i soldi che girano!” Che pensiero “idiota”! Italiano beota! Senza giustizia, verità, dignità come fa ad esserci il benessere? I soldi! Il lavoro!?

La colpa è delle banche? No! O per meglio dire… loro ti hanno buttato l’esca e tu hai abboccato!

Basta, in questo 25 aprile, caro “italiano libero” ti regalo solo questa poesia di Pier Paolo Pasolini.

BALLATA DELLE MADRI

Mi domando che madri avete avuto.

Se ora vi vedessero al lavoro

in un mondo a loro sconosciuto,

presi in un giro mai compiuto

d’esperienze così diverse dalle loro,

che sguardo avrebbero negli occhi?

Se fossero lì, mentre voi scrivete

il vostro pezzo, conformisti e barocchi,

o lo passate a redattori rotti

a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore

antico, quello che come un male

deforma i lineamenti in un biancore

che li annebbia, li allontana dal cuore,

li chiude nel vecchio rifiuto morale.

Madri vili, poverine, preoccupate

che i figli conoscano la viltà

per chiedere un posto, per essere pratici,

per non offendere anime privilegiate,

per difendersi da ogni pietà.

Madri mediocri, che hanno imparato

con umiltà di bambine, di noi,

un unico, nudo significato,

con anime in cui il mondo è dannato

a non dare né dolore né gioia.

Madri mediocri, che non hanno avuto

per voi mai una parola d’amore,

se non d’un amore sordidamente muto

di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,

impotenti ai reali richiami del cuore.

Madri servili, abituate da secoli

a chinare senza amore la testa,

a trasmettere al loro feto

l’antico, vergognoso segreto

d’accontentarsi dei resti della festa.

Madri servili, che vi hanno insegnato

come il servo può essere felice

odiando chi è, come lui, legato,

come può essere, tradendo, beato,

e sicuro, facendo ciò che non dice.

Madri feroci, intente a difendere

quel poco che, borghesi, possiedono,

la normalità e lo stipendio,

quasi con rabbia di chi si vendichi

o sia stretto da un assurdo assedio.

Madri feroci, che vi hanno detto:

Sopravvivete! Pensate a voi!

Non provate mai pietà o rispetto

per nessuno, covate nel petto

la vostra integrità di avvoltoi!

Ecco, vili, mediocri, servi,

feroci, le vostre povere madri!

Che non hanno vergogna a sapervi

– nel vostro odio – addirittura superbi,

se non è questa che una valle di lacrime.

È così che vi appartiene questo mondo:

fatti fratelli nelle opposte passioni,

o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo

a essere diversi: a rispondere

del selvaggio dolore di esser uomini.

(Articolo scritto da: Cristian Barbato)